Superbonus: il Fisco punta le imprese. Rischi e strategie per i General Contractor

La fase dei controlli sul Superbonus è entrata in una nuova, più aggressiva, fase evolutiva. Se il 2025 è stato l’anno delle verifiche sui condomini e delle rendite catastali, il 10 febbraio 2026 ha segnato ufficialmente l’apertura del fronte contro le imprese capofila e i General Contractor.
L’Agenzia delle Entrate sta mettendo sotto la lente d’ingrandimento lo schema organizzativo che ha retto gran parte dei cantieri 110%: il ricarico sui subappalti e la gestione delle prestazioni professionali.
Le direzioni regionali (con i primi focolai in Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna, ma in rapida estensione al Lazio e al resto del territorio nazionale) si stanno concentrando su due aspetti contabili specifici. Innanzitutto,
Il fisco contesta il “mark-up” (spesso intorno al 10%) applicato dal General Contractor sui lavori eseguiti da terzi. Secondo l’Amministrazione, se l’impresa non esegue direttamente le opere, quel margine rappresenterebbe una “mera attività di coordinamento” non agevolabile. Per l’Agenzia, tale differenza non avrebbe potuto generare credito d’imposta né essere oggetto di sconto in fattura.
In secondo luogo, molte imprese hanno anticipato i costi per asseverazioni e progettazioni, riaddebitandoli al committente. Qui il rischio è l’applicazione dell’aliquota ordinaria del 22%, atteso che l’IVA agevolata sulle prestazioni professionali “ribaltate” è ritenuta errata. Tra l’altro, il riaddebito a “prezzo di costo” rafforza la tesi del fisco secondo cui l’impresa ha agito come mero intermediario finanziario, privo di una reale struttura di appalto.
Per altro verso, il passaggio più critico riguarda la qualificazione del credito. Se l’Agenzia delle Entrate dovesse ritenere questi margini non solo “non spettanti”, ma “inesistenti” (per assenza dei presupposti costitutivi del modello di appalto), scatterebbe il profilo penale.
Al di sopra dei 50.000 euro di credito indebitamente compensato per anno d’imposta, si configura il reato di indebita compensazione (Art. 10-quater, D.Lgs. 74/2000) e la reclusione prevista va da un minimo di un anno e sei mesi a un massimo di sei anni. Inoltre, per le società, il rischio si estende alla responsabilità amministrativa degli enti ex l. 231/2001, con pesanti ricadute operative e reputazionali.
L’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) ha già avviato interlocuzioni ai massimi livelli, sostenendo la legittimità del “giusto utile d’impresa”. Un contratto di appalto, per natura, implica l’assunzione del rischio e l’organizzazione dei mezzi, elementi che giustificano intrinsecamente un margine di profitto, anche in caso di subappalto totale (modello EPC – Engineering, Procurement and Construction).
Tuttavia, la difesa non può basarsi su principi generali. È necessario dimostrare, cantiere per cantiere:
– l’effettiva attività di direzione lavori e coordinamento della sicurezza;
– la congruità dei prezziari applicati rispetto ai costi vivi sostenuti;
– la corretta qualificazione contrattuale dei rapporti con professionisti e subappaltatori.
Il modello di Studio Labour & Law Management a competenze integrate è l’unica risposta efficace a un attacco che è contemporaneamente contabile, tributario e penale. Non è prudente attendere la notifica di un PVC (Processo Verbale di Constatazione) o di una lettera di compliance.
Il nostro Studio offre alle imprese edili di Roma, Milano e Parma, ovvero a quelle del Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna, una consulenza mirata a:
una mappatura del rischio con analisi dei contratti di appalto e delle modalità di fatturazione dei margini e dei servizi professionali; una valutazione della convenienza di ravvedimenti operosi o variazioni documentali prima dell’inizio delle attività ispettive; costruzione di un fascicolo difensivo che provi l’inerenza dei costi e la realtà del modello organizzativo, per declassare eventuali contestazioni da “credito inesistente” a “non spettante”, neutralizzando le sanzioni più gravi.

L’obiettivo è trasformare una vulnerabilità latente in una posizione solida e documentata.

 

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